A sangue freddo — Truman Capote

“Fino a una mattina di metà novembre del 1959, pochi americani, anzi, pochi kansasiani avevano mai sentito parlare di Holcomb. Come le acque del fiume, come gli automobilisti sull’autostrada e come i treni gialli che serpeggiano lungo le rotaie di Santa Fe, il dramma, sotto forma di avvenimento eccezionale, non si era mai fermato laggiù.”

Truman Capote legge nel New York Times un trafiletto riguardante un efferato omicidio avvenuto ad Holcomb, un paesino sperduto nel Kansas: la famiglia Clutter, padre, madre e i due figli adolescenti, è stata brutalmente massacrata senza un apparente motivo. È successo la notte tra il 14 e il 15 Novembre 1959. Capote decide quindi di partire alla volta di Holcomb, insieme all’amica Harper Lee, per raccontare il delitto, dal luogo dove i fatti sono accaduti.

Nasce così, dopo sei anni di interviste e raccolta di informazioni, A sangue freddo, uno dei libri più affascinanti del XX secolo, grande classico della letteratura americana ancora oggi molto letto da adulti e ragazzi. Pubblicato nel 1966 ebbe da subito un grande successo e Truman Capote raggiunse l’apice della sua carriera, ma ricevette anche molte critiche per aver riportato un così cruento fatto di cronaca nera.

Con A sangue freddo nasce infatti un nuovo genere letterario, quello del giornalismo narrativo (o nonfiction novel), in cui una vicenda VERA è narrata come se fosse un romanzo. Capote riesce a farlo magistralmente, scrivendo pagine perfette, in cui il lettore viene immerso nello svolgimento delle indagini e coinvolto emotivamente dalla narrazione, al punto da provare compassione per gli assassini, due giovani ragazzi Dick Hickock e Perry Smith. Capote infatti instaura uno stretto rapporto con i due imputati, soprattutto con Perry, con il quale condivide il dolore di un’infanzia difficile. La loro empatia si trasmette anche nelle pagine e, senza mai giustificarne le azioni, Perry, sensibile, sognatore e bisognoso d’amore, viene descritto come una vittima della società.

“Non mi avevano mai fatto del male [i Clutter]. Come certa altra gente. Come certa gente che mi ha messo in croce per tutta la vita. Forse è solo che i Clutter erano quelli che dovevano pagarla per tutti.”

A sangue freddo non è quindi il solito distaccato e asettico reportage giornalistico, ma è un libro profondo, in cui i personaggi vengono analizzati a livello emotivo e psicologico e il lettore è spinto a riflettere sull’umanità degli assassini.

Assolutamente consigliato!

Questo articolo ha 2 commenti

    1. cosamibolleintesta

      😉

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